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Donatella Merlo - Artista in Evidenza

Siamo felici di annunciare che l'opera della pittrice Donatella Merlo è ora disponibile per licenze e liberatorie del copyright su bridgemanImages.com 

 

Scopri tutte le immagini di Donatella Merlo in questa gallery


 

In spiaggia, 1974 (olio su tela), Merlo, Donatella (1927-2014) / Private Collection / © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
In spiaggia, 1974 (olio su tela), Merlo, Donatella (1927-2014) / Private Collection / © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

Il team di Bridgeman Images Italia ha intervistato le figlie Anna Maria e Monica per scoprire di più sul lavoro e la vita dell'artista:

 

Monica sul balcone, 1984 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Monica sul balcone, 1984 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Ballerina. Anna, 1985 (olio su tela) / © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Ballerina. Anna, 1985 (olio su tela) / © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
 


Potete raccontarci come e quando nasce la passione di Donatella Merlo per la pittura?


Donatella eredita, fin da piccolissima, l’amore per la pittura grazie al padre Metello Merlo e allo zio materno, Felice Vellan. Anche il nonno paterno Camillo dipingeva, seguendo a propria volta le orme del padre Carlo, disegnatore di fregi e stendardi per Casa Savoia. Donatella si dimostra subito affascinata dal mestiere del nonno e inizia, proprio come avveniva un tempo nelle botteghe e con la guida del padre, a essere di supporto. A dodici anni si cimenta con la pittura a olio e a tempera, unendosi agli allievi del padre in studio.  

 

Mio padre, il pittore Metello Merlo 1959 (acquarello e inchiostro indiano) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Mio padre, il pittore Metello Merlo 1959 (acquarello e inchiostro indiano) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

 

“Sono nata in una famiglia nella quale si parlava quasi sempre di pittura, o forse si toccavano tanti altri argomenti, ma a me interessavano molto relativamente. Mi ricordo il nonno Camillo che dipingeva mentre io, seduta ai suoi piedi, gli porgevo i tubi di colore, mi ricordo di mio padre e dei vari allievi tutti intenti a ritrarre una natura morta, e io in un angolo a disegnare con matita e pastelli: questo, a otto nove anni."
 

Donatella, è proprio il caso di dirlo, è figlia d'arte. Il padre Metello, lo zio Felice e il nonno Camillo sono stati tutti pittori. Questo confronto artistico all'interno della famiglia è stato uno stimolo o un ostacolo per lei? 

Inizialmente Donatella ha ricalcato le orme del padre e di conseguenza del nonno paterno: entrambi facevano parte di una tradizione pittorica legata soprattutto al paesaggismo piemontese tardo-ottocentesco aperto con Metello anche alla pittura post-impressionista e a influenze artistiche più recenti, su tutte le ricerche tonali del Gruppo dei Sei di Torino. Donatella inizia comunque molto presto a cercare una propria strada, sollecitata anche dal padre. Ricorda che, mentre frequenta la Scuola di nudo serale e poi l’Accademia Albertina, dove segue le lezioni di Felice Casorati, intuisce l’urgenza di trovare un proprio stile pittorico affrancandosi da quello appreso in casa. Un suo particolare aneddoto racconta di una visita a casa Merlo di un amico, che confuse un olio di Donatella per un’opera del padre Metello. Se il padre la spinge a trovare la propria indipendenza artistica, lo zio Felice contribuisce certamente a renderla una persona curiosa e aperta con i suoi racconti di viaggi e avventure.

 

Aroldo e la Castellana, 1966 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Aroldo e la Castellana, 1966 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

Fondamentale per lo sviluppo della sua formazione artistica è stato l'incontro con Felice Casorati ai tempi dell'Accademia. Quanto è stata importante l'influenza del maestro nella sua opera e chi sono gli altri artisti che più l'hanno influenzata?

Donatella ricorda come il maestro Casorati cambiò il suo modo di osservare e di approcciarsi allo spazio. I vuoti tra un oggetto e l'altro delle composizioni che andava disegnando davano ora forma, e quasi animavano, i vari elementi adagiati su piani e prospettive diverse. Grazie all’insegnamento casoratiano, la sua visione si farà più schematica e sintetica, portandola a costruire l’opera partendo dai vuoti, per definire di conseguenza pieni e volumi. Fondamentale sarà anche la lezione di Italo Cremona (già visibile nell’Autoritratto del 1958) e di Albino Galvano, che riemergerà nelle opere più astratte (in particolare i pastelli della serie Filo d’Arianna). Importante, poi, il periodo londinese, per la padronanza dell’acquerello, grazie allo studio diretto del paesaggismo inglese di Constable e Turner. Rientrata in Italia, negli anni successivi sono molte le suggestioni esterne, in primis l’ambiente torinese legato al Surrealismo, che la vedrà protagonista nella mostra del 1966 al Piemonte Artistico e Culturale, curata da Cremona, con i colleghi Abacuc (Silvano Gilardi), Lorenzo Alessandri, Enrico Colombotto Rosso, Italo Cremona stesso, Guido de Bonis, Giovanni Macciotta, Raffaele Pontecorvo. I maestri del Surrealismo ebbero una grande influenza sul suo immaginario, soprattutto per le atmosfere e i soggetti.  In particolare, amava gli scritti e l’opera di Alberto Savinio.

Dai maestri della storia dell’arte ha colto sicuramente lo sguardo lenticolare dei fiamminghi e dell’arte del Quattrocento, e nei suoi dipinti astratti ci sono richiami a Klee, che amava molto.


 

I jeans di Anna, 1986 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
I jeans di Anna, 1986 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

 

Il percorso stilistico di Donatella Merlo l'ha portata ad avvicinarsi a vari linguaggi ma sempre coltivando una cifra personale. A quale corrente artistica si sentiva più vicina?

Difficile dirlo, proprio perché non era ancorata a nessuna corrente in particolare. Era una grande sperimentatrice, esplorava tutte le tecniche legate a disegno e pittura, dalla tempera all’olio, dall’acquerello ai pastelli, e ancor di più le arti grafiche. Il disegno resterà sempre il fulcro del suo lavoro. Si è cimentata nella pittura su vetro, episodicamente anche murale e su ceramica. La sua irrequietudine, e forse continua insoddisfazione e ricerca della perfezione, l’ha portata a cambiare spesso nello stile, ma la sua ricerca era sempre profondamente meditata. Non concepiva l’idea di star ferma e ancorata a un’identità pittorica fissa, perché sempre alla ricerca di un linguaggio che esprimesse al meglio, anche nell’arte, il periodo della vita che stava attraversando.


 

L'ora del the, 1972 (oil on canvas) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
L'ora del the, 1972 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

 

Nel corso della sua carriera Donatella Merlo ha ricevuto numerosi riconoscimenti e ha avuto un'intensa attività espositiva. Sapreste dirci quale o quali sono stati gli eventi artistici più significativi per lei?

Sono certamente molti, perché la sua attività espositiva è durata all’incirca 65 anni. Senza dubbio un punto di arrivo è stata la partecipazione al Salon National des Galeries d’Art a Montréal nel 1984, rappresentata dalla galleria Ideogramma di Torino, alla quale seguì la partecipazione alla collettiva Huit Peintres Réalistes nel maggio dell’85, alla Galerie l'Art Français, ora Galerie Valentin.

 


 

Autoritratto, 1958 (olio su tela e collage) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Autoritratto, 1958 (olio su tela e collage) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images


 

Qual era l'approccio alla pratica della pittura di Donatella? Era una pittrice metodica o più istintiva?

Il suo carattere la rendeva un'artista più razionale che emotiva, ma a seconda dei periodi l’aspetto più controllato e preciso risulta più o meno evidente. Era una persona molto severa con se stessa e quindi spesso insoddisfatta. Così, dopo un periodo in cui lo studio della luce si traduce in uno stile quasi divisionista tipico degli anni Ottanta, la sua pittura si scioglie in superfici quasi liquide e distese, meno ossessive. Le opere astratte degli anni Novanta e Duemila allentano l’aspetto razionale e fanno prevalere un flusso meno controllato, certo più sereno, specie negli acquerelli, nelle matite e nei pastelli - ad esempio la serie delle Cascate nate durante il viaggio in Argentina.  


 

La scarpetta rossa, 1971 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
La scarpetta rossa, 1971 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images


 

Quali sono i temi e i simboli che più hanno segnato la sua opera?

Sicuramente il tema delle conchiglie e delle corazze negli anni Sessanta, dei mobili e delle scarpe negli anni Settanta, dei manichini negli anni Ottanta, delle cascate negli anni Novanta, dei fili e delle trame negli Anni Duemila. Cito da uno scritto di Renzo Guasco: “Per Donatella i mobili hanno un carattere, una personalità, quasi un’anima (….) In un interno convenzionalmente borghese (…) queste fratture minime creano una situazione di disagio, mettono addosso una vaga inquietudine.” I mobili sono i traslochi, la vita che cambia e che riprende, magari un po’ più sbrindellata e altrove. 

Le conchiglie e le scarpe alludono al tema del femminile, dell’identità e della sessualità, ma anche della maternità. I fili e le trame arrivano invece con il trascorrere del tempo, anche se sono già presenti nei dipinti e disegni degli anni Settanta. Il paesaggio e il genere della natura morta sono stati sempre presenti nella sua opera, visti attraverso il prisma dello stile del periodo.


 

Il rinoceronte. Ispirato a Dürer, 1969 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Il rinoceronte. Ispirato a Dürer, 1969 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images


 

Ci sono opere che avevano un significato particolare per lei? Voi sapreste scegliere la vostra opera preferita nella sua produzione?

Tra le opere più rappresentative per noi figlie, ma anche per lei, ci piace ricordare La tempesta, del 1977, il cui cielo è ispirato al celebre dipinto del Giorgione, e il ricamo-trama che compare nella parte inferiore è minuziosamente dipinto a mano. La scarpetta rossa, del 1971, che in un paesaggio lunare e ghiacciato prende fuoco è forse la preferita di Monica; per Anna, invece, I jeans di Anna, un olio su tela del 1986. Diverse opere possono essere considerate degli autoritratti, come L’ora del tè, dove una donna-teiera con un filo di rossetto indossa un abito a fiori, che ancora conserviamo, e si versa il suo tè, così come faceva mamma ai tempi di Londra. E poi l’Autoritratto del 1958, che segna la fine del periodo “bohemién” trascorso all’estero. Aroldo e la castellana è invece – così crediamo - il quadro che aveva più caro tra tutti: lo teneva nella sua camera da letto. La coppia al riparo dalla guerra che si scorge in lontananza è una delle scene più romantiche, forse l’unica, che abbia dipinto. 

 

La tempesta, 1975 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
La tempesta, 1975 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images


 

Com'era la Donatella Merlo madre e donna? 

Il fatto di essere donna e madre ha influito molto sulla sua carriera e sulle sue scelte. Separata dal marito, ha cresciuto due figlie da sola, vivendo comunque sempre del proprio mestiere. Come donna ha sempre lottato per il riconoscimento della sua professionalità in un mondo per la maggior parte maschile. La scelta di essere madre in questo contesto, poi, non ha agevolato sicuramente la sua carriera, così come per altre artiste. Forse anche per questo la madre cercava di indirizzare diversamente la figlia, scoraggiandone la passione per l'arte. 
Spesso nei suoi quadri si riflette anche una grande solitudine, che si esprime a gran voce attraverso gli oggetti.

 

Perché avete scelto Bridgeman Images come partner per la promozione e il licensing dell'archivio Donatello Merlo?

L’archivio Bridgeman ha, rispetto ad altri archivi, un respiro più internazionale e soprattutto è molto attento a comunicare e promuovere l’opera di artisti contemporanei. Come professionista nel settore (Monica), trovo che questo aspetto sia molto importante per chi è alla ricerca di contenuti originali e al contempo voglia essere tutelato dal punto di vista dei diritti d'autore.

 

Poltrona sulla spiaggia, 1975 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images
Poltrona sulla spiaggia, 1975 (olio su tela) © Archivio Donatella Merlo/Foto Studio Gonella. All rights reserved 2022 / Bridgeman Images

 

 

Scopri tutte le immagini di Donatella Merlo in questa gallery

 

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Giancarlo Costa vive a Milano, dove collabora con riviste di settore, specializzandosi in ricerche iconografiche per conto di riviste e case editrici. Bridgeman Images è orgogliosa di rappresentare il suo archivio fotografico che comprende oltre 100.000 immagini.
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